NUOVO ATLANTE DELLE ARTI – VENTITRE
Indagine sull’Arte Europea
Progetto Artistico Internazionale ideato e diretto da Carlo Franza
Mostra promossa dalla FONDAZIONE ATM
Via Farini 9 - 20154 MILANO
POESIA DEL PAESAGGIO
MARIO ZAPPA CAPOSCUOLA DEL PAESAGGIO LOMBARDO
31 marzo 2026 – 3 giugno 2026
Da lunedì a venerdì ore 10 – 17
Chiusura: sabato e domenica
In mostra sono presenti opere di Mario Zappa
Luogo: Fondazione ATM - Via Farini 9 – 20154 Milano
Curatore: Prof. Carlo Franza, Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea
Giornalista e Critico d’Arte de “Il Giornale” fondato da Indro Montanelli
Comunicazione: Francesco Franza - Giornalista
La mostra dal titolo “Poesia del paesaggio-Mario Zappa Caposcuola del Paesaggio Lombardo” dell’artista Mario Zappa che rientra in un progetto artistico internazionale, “NUOVO ATLANTE DELLE ARTI”, ideato e diretto dal Prof. Carlo Franza (Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea e Critico de Il Giornale fondato da Indro Montanelli) per la FONDAZIONE ATM di MILANO, istituzione attestata internazionalmente, che focalizza l’attenzione su talune figure in progress della nuova stagione artistica europea. L’esposizione curata dal Prof. Carlo Franza, illustre Storico dell’Arte di piano internazionale, che firma anche il testo, riunisce un certo numero di opere che compongono una vera e propria installazione, capace di campionare il percorso singolare di questo illustre artista italiano. All’inaugurazione ci saranno i saluti del Presidente e una prolusione del Prof. Carlo Franza, curatore della mostra, unitamente alla partecipazione di intellettuali italiani e stranieri e di numerosi collezionisti.
Scrive Carlo Franza: “Questa mostra parte e vuole essere come un primo evento di una serie che intendono celebrare Mario Zappa, artista brianzolo, per rendere omaggio all’artista lombardo scomparso il 31 dicembre 2017 a 94 anni. Uno dei capiscuola del paesaggio lombardo, maestro indiscusso. L’attività artistica di Mario Zappa, un pittore conosciuto per i suoi “grigi” e per essere stato indicato come il continuatore del naturalismo lombardo caratterizzato dalla pittura di Ennio Morlotti e di altri artisti che del paesaggio ne hanno fatto un emblema. Così si è espresso a suo tempo un’autorità istituzionale di Desio: “Mario Zappa, un pittore desiano conosciuto per le sue opere di "grigi" e per le rappresentazioni del naturalismo lombardo, capace di catturare i paesaggi locali offrendo, a chi li osserva, l'opportunità di poter apprezzare la bellezza dei luoghi attraverso il suo sguardo artistico”. Preziose le parole del Prof. Franco Cajani: “Ho conosciuto Mario Zappa, nella primavera del 1975, in occasione della sua personale, presentata dall’amico critico Carlo Fumagalli, presso la Galleria seregnese diretta da Olga Colombo. Allora registravo a suo favore “l’umore denso e materico che sta tra la concessione pittorica di un Morlotti e quella di un Dubuffet” sviluppando una propria ricerca soprattutto materica al lume dei lirici valori inconfondibilmente lombardi…”. L’intera articolazione delle tematiche affrontate dall’artista è varia, paesaggi, nature morte, ritratti, processioni e altro; ma è il paesaggio brianzolo a vivere e a raccontarsi in un tripudio di colori, che vanno dai rossi ai verdi, dai gialli ai blu, dai bianchi ai grigi, ecc. Quel che mi ha maggiormente colpito in tutti questi dipinti che raccontano la Brianza è quel dipingere alla maniera “informale” che già visse Morlotti fra gli anni Cinquanta e Sessanta, un descrivere il paesaggio a tocchi, a pennellate, in uno sfarfallio materico che aveva abbandonato ogni traccia di realismo. Eppoi i titoli stessi dei dipinti mostrano e raccontano come la Brianza fosse diventata per l’artista la bandiera del vivere, il cuore della sua pittura, l’artifizio del suo procedere pittorico, così in “Paesaggio manzoniano”, “Brianza”, “Lago di Brianza”, “Fiori sul lago di Oggiono”, “Maggio in Brianza”, “Lago di Lecco”, “Alba in Brianza”, “Carnevale in Brianza”, ecc.
E infine, tra i dipinti dell’artista, taluni in donazione alla Città di Desio, non può non sorprendere quel bel dipinto che ha titolo “Omaggio a Ennio Morlotti” del 2005 (olio su tela, 46x59cm). Quella di Mario Zappa non è stata solo una vita per l’Arte, ma un vivere l’arte lombarda, e un territorio come la Brianza, in modo quasi sacrale, consegnandoci una pittura che si è fatta storia del Nord e d’Italia. A Firenze sulla Gran Terrazza Belvedere del Palazzo Plus Florence di Firenze vi è stata la Premiazione dei Vincitori del Premium International Florence Seven Stars Edizione 2025. La cerimonia di premiazione è avvenuta nel corso del Gran Concerto d’Estate fiorentina tenuto da valenti professionisti dell’Accademia Fiorentina MusicArea di Firenze sul “Belvedere” del Plus Florence. Il Premio, sicuro vanto della Città di Firenze, con la sua internazionalità, vive destinazioni colte, mirate, professionali, e va annualmente alle migliori figure delle Arti, della Diplomazia, del Giornalismo, della Cultura e della Scienza, alle Imprese Innovative, a quel Made in Italy con capacità tali di generare significative ricadute positive negli ambiti sociali, culturali, ambientali e produttivi. Sicchè è l’assegnazione del Premium International Florence Seven Stars ad accreditarne il valore, e ad esserne degna testimonianza. La Giuria internazionale, composta da giurati internazionali, attraverso più sessioni di lavoro ha proceduto alla rosa dei vincitori. Il Premio Artista dell’Anno 2025 è andato all’artista brianzolo MARIO ZAPPA- alla memoria. Questa la motivazione della Giuria: “Per la illuminante narrazione della sua pittura, frutto non solo di pensiero creativo e di memorie ma anche di grande sensibilità, di ampia cultura artistica e di mirati e spiccati valori. Questo ambito riconoscimento a Mario Zappa -oggi alla sua memoria-perché la sua pittura tutta lombarda eccellendo nella luce e nel paesaggio dal figurale all’astratto, messa in evidenza con le bellissime mostre postume volute dai familiari, ha mostrato in tutta evidenza lo spessore di una vita spesa per l’arte, nutrita di colori preziosi e di radici europee, in cui la poesia del racconto visivo e del paesaggio lombardo si è fatta nobile mestiere di vivere”. Di Mario Zappa mi sono già interessato su “Il Cittadino di Monza” in seguito alla donazione di una collezione di opere dell’artista alla Città di Desio, una donazione voluta dal giornalista Franco Cajani che nella sua vita ha operato molto in Brianza come critico d’arte. Artista tutto da rivalutare, studiare, storicizzare per aver vissuto più stagioni artistiche memorabili, fiancheggiando anche quella natura brianzola amata da Morlotti. C’è stato negli anni uno Zappa espressionista molto materico, molto carico di colore. I suoi paesaggi sono senza prospettiva, non esiste il dettaglio, la realtà della natura non è stata indagata in senso descrittivo. Ciò che Zappa ha fatto nei suoi paesaggi, così come fatto in altri dipinti, è dichiarare la realtà della pittura. La realtà di Mario Zappa è stata la realtà della pittura. Lo Zappa paesaggista è dunque uno Zappa di colore, ma colore inteso come pasta e non come tono, è colore-materia. I suoi paesaggi che la giuria ha potuto vedere e studiare attentamente ne sono una prova evidente. È dunque solo attraverso il confronto con questo tipo di paesaggio che Mario Zappa è arrivato davvero a capire Morlotti e Cézanne. Infatti, nell’Adda a Imbersago del ‘55 di Morlotti non si capisce nulla di ciò che è rappresentato sulla tela, ma si vedono solo tacche di colore, che è esattamente quello che Cézanne faceva nel Saint Victoire. E’ certo che alcuni critici iniziarono a leggere Mario Zappa come pittore regionale, provinciale, fortemente legato al territorio, alla Brianza. Il nostro artista è andato oltre, e in questa luce va letto. Oggi, e alla luce di questo premio internazionale a lui assegnato alla memoria, non è più dunque considerato “pittore lombardo” nel senso in cui i maggiori interpreti dell’arte lombarda e del naturalismo padano, Arcangeli e Testori intendevano la parola “Lombardia”, cioè nel senso in cui la aveva definita il loro maestro Roberto Longhi, quella grande regione del nord Italia che aveva dato i natali a Caravaggio. Con questo Premio di sicuro valore si è voluto proprio riportare Mario Zappa all’interno della storia dell’arte nazionale italiana, e ridare alla sua pittura una dignità troppo spesso dimenticata. E leggendo e rileggendo i suoi tanti paesaggi sulla Brianza, Zappa è riportato sulla scena nazionale e internazionale di quel grande movimento che fu l’Informale, di cui egli rimane indiscutibilmente anche una delle voci più significative. Ne sono testimonianza tele e teleri che muovono da questo angolo di territorio lombardo attestato dagli stessi titoli apposti, “Paesaggio manzoniano”, “Brianza”, “Lago di Brianza”, “Fiori sul lago di Oggiono”, “Maggio in Brianza”, “Lago di Lecco”, “Alba in Brianza”, “Carnevale in Brianza”, ecc. Non va dimenticato che taluni artisti italiani di chiara fama hanno fatto del loro territorio e delle loro radici una sorta di “luoghi del cuore”, lo è stato per Morandi con la Grizzana, di Purificato con la Ciociaria, di Ciardo con il Salento, di Addamiano con le Murge, di Morlotti e di Zappa con la Brianza, ecc. Sono i paesaggi che durano, fatti di forme e di macchie di colori, paesaggi ontologici, non fenomenici. Paesaggi che agganciano il numero pitagorico, il logos eracliteo che si astrae dal divenire, a questo pensiero, a questa concezione della realtà, che si rifà Cèzanne -e a seguire Morlotti e Zappa-, impressionista soltanto in superficie e al principio della carriera e poi in seguito lontanissimo dai suoi amici del Cafè Guerbois. Non ci sono colori fermi e prospettive rigorose come in Mario Zappa, perchè sotto e nella composizione del pittore brianzolo, nei colori puri e nei suoi segni informi c’è la stessa struttura del mondo, fatto di volumi irriducibili, immutabili, di una essenza eterna. In Zappa vi è una costruzione del paesaggio che è davvero traduzione di una forma mentale, di un modo di pensare il mondo. La natura, il paesaggio come disegno ideale da ricercare sotto le apparenze ingannevoli e mutevoli. Nel panorama attuale la pittura di Mario Zappa ha avuto indubbiamente uno spazio e un percorso lineare, così consapevolmente legata alla realtà del paesaggio, ottenuta attraverso la brillantezza dei colori e la materia lievitante, oserei dire determinazione stessa di una visione sedimentata in direzione di assoluto. La pittura e l’arte sono anche strumenti di coscienza, coscienza della realtà e della vita, visibile e non visibile, per Zappa il paesaggio, le nature morte -che sono visibilmente vive-, le occasioni del sacro, diventano metafora di una realtà fatta di tempo e di spazio all’interno della quale affiorano e vivono sentimenti, impressioni, ricordi, insomma vive la storia. Dalle forme sfrangiate ed incerte, come erose da una luce pulviscolare e vibratile, motivate certamente da un’aspettativa interiore, più che da un’impressione di dissolvenza e di dissoluzione, si manifesta un proposito di memoria e di perpetuazione, di conservazione del ricordo di una realtà scelta, amata fino allo spasimo, da custodire anche in senso spirituale e poetico”.
Biografia dell’artista
Mario Zappa nasce a Monza il 21 gennaio 1924. Allievo di Vittorio Viviani, negli anni ’50 del secolo scorso, all’interno della “LIBERA ACCADEMIA DI PITTURA” di Desio. Da subito ha ottenuto premi e riconoscimenti ai concorsi cui partecipava. Viene identificato, negli anni ’60, come “IL PITTORE DEI GRIGI”. L’esperienza di partecipazione alla politica attiva desiana (1965-1970), in un periodo di forte contestazione studentesca e non solo, lo porta a riflettere e realizzare una serie di opere sul tema della “CONDIZIONE UMANA E SOCIALE NELL’UNIVERSO” (1969 - 1973). A metà degli anni ‘70, Zappa abbandona il colore grigio. Le opere diventano colorate, fortemente materiche, tanto che Ennio Morlotti lo indica, nel 1977, come suo degno erede e continuatore del “NATURALISMO LOMBARDO”. Gli anni ’80 sono dedicati alla rappresentazione della “BRIANZA” (campi, laghi, boschi, fiori, marcite) con un breve intervallo di opere dedicate a “PARIGI” (1987). Gli anni ’90 si identificano con una sola parola: “DIVERTIMENTO”. Costituiscono un vero e proprio spazio di ricerca sia per gli argomenti sia per le tecniche utilizzate (alternando la pittura ad olio con tecniche miste, la realizzazione di piccole sculture in creta e di incisioni xilografiche) e sia per l’uso di supporti diversi dalla tela (tra cui anche manichini di negozio e lastre di plexiglass). Nei primi anni 2000, alla soglia degli 80 anni, Zappa si confronta con il tema dell’esistenza prendendo in prestito la Divina Commedia, dipingendo figure oniriche e paesaggi immaginari (2003-2005), e l’arte sacra con una serie di crocifissioni e deposizioni (2005-2007). Dal 2007 rivisita il paesaggio lombardo aprendo il periodo delle “IMPRESSIONI DELLA MEMORIA” e dal 2010 l’attenzione si concentra sul tema “LE ACQUE” dipingendo marine, scorci di lago, scorci di fiumi, marcite, temporali. Dipinge fino alla fine dei suoi giorni; muore il 31 dicembre 2017 a quasi 94 anni d’età. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, in Italia ed all’estero. Nell’aprile 2025 è l’illustre Storico dell’Arte Prof. Carlo Franza, a campionare una mostra personale postuma dal titolo “L’ incanto del paesaggio lombardo” al Plus Florence di Firenze nel Progetto “Scenari”; e ancora nel giugno 2025 su segnalazione del Presidente di Giuria Prof. Carlo Franza a Mario Zappa viene assegnato alla memoria il Premio Artista dell’Anno 2025 in occasione del Premium International Florence Seven Stars 2025 a Firenze.
Biografia del curatore
Carlo Franza è uno Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea, italiano. Nato ad Alessano (Lecce) nel 1949, è vissuto dal 1959 al 1980 a Roma dove ha studiato e conseguito tre lauree all’Università Statale La Sapienza (Lettere, Sociologia e Filosofia); dal 1980 è a Milano dove tuttora risiede. Allievo e Assistente Ordinario di Giulio Carlo Argan all’Università La Sapienza di Roma. Professore Straordinario di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea, Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana. Visiting Professor nell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, nell’Università della Slesia e in altre numerose Università Estere. Docente nell’ Executive Master “Diplomatic, Economic and Strategic Perspectives in Global Scenarios” alla School of Management dell’Università LUM nella Villa Clerici sede del Campus di Milano, Docente nel Master di Fotografia (ARD&NT Institute di Milano - Accademia di Belle Arti di Brera e Politecnico di Milano) dell’Accademia di Brera e Politecnico di Milano e nel Master Universitario in Management dei Beni Culturali allo Ied di Milano. E' Consulente Tecnico del Tribunale di Milano per l'Arte Moderna e Contemporanea. E’ stato indicato dal “Times” fra i dieci critici d’arte più importanti d’Europa. Giornalista, Critico d’Arte dal 1974 a “Il Giornale” di Indro Montanelli, poi a “Libero” fondato da Vittorio Feltri. Nel 2012 riprende sul quotidiano “Il Giornale” la sua rubrica “Scenari dell'arte”. Ha al suo attivo decine di libri fondamentali e migliaia di pubblicazioni e cataloghi con presentazioni di mostre. Si è interessato dei più importanti artisti del mondo dei quali ne ha curato prestigiosissime mostre. Dal 2001 al 2007 è stato Consulente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. E’ fondatore e direttore del Mimac della Fondazione Don Tonino Bello. Fa parte del Comitato Scientifico di importanti Archivi per l’Arte (Archivio Arturo Vermi- Milano, ecc.). Dal 2022 è nel Comitato di indirizzo della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi presso l’Università di Milano. E’ Giudice aggregato (dal 2022 al 2025) in Corte d’Assise d’Appello di Milano. Ha vinto per il Giornalismo e la Critica d’Arte il Premio Cortina nel 1994, il Premio Saint Vincent nel 1995, il Premio Bormio nel 1996, il Premio Milano nel 1998, il Premio delle Arti Premio della Cultura nel 2000 (del quale è oggi Presidente di Giuria) e il Premio Città di Tricase nel 2008. Nel 2013 ha vinto il Premio “Berlino” per il Giornalismo e la Critica d'Arte. Nel 2016 ha vinto a Roma-Sala Vanvitelliana il Premio ARTECOM-onlus per il Giornalismo, la Docenza Universitaria e la Critica d’Arte. Nell’ottobre 2020 gli viene assegnato a Roma nella Biblioteca Vallicelliana il Premio Artecom-onlus come Protagonista della Cultura 2020.
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