MOSTRA di Lucia Tramontana

NUOVO ATLANTE DELLE ARTI – SEDICI
Indagine sull’Arte Europea
Progetto Artistico Internazionale ideato e diretto da Carlo Franza
Mostra promossa dalla FONDAZIONE ATM


LA LEZIONE DELLE COSE
In mostra sono presenti opere di Lucia Tramontana

Luogo: Fondazione ATM - Via Farini 9 – 20159 Milano
Curatore: Prof. Carlo Franza, Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea
Giornalista e Critico de “Il Giornale” fondato da Indro Montanelli
Comunicazione: Francesco Franza
19 aprile 2024 – 18 giugno 2024
Da lunedì a venerdì ore 10 – 17 

Chiusura: sabato e domenica

La mostra dal titolo “La lezione delle cose” dell’artista LUCIA TRAMONTANA rientra in un progetto artistico internazionale, “NUOVO ATLANTE DELLE ARTI”, ideato e diretto dal Prof. Carlo Franza (Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea e Critico de Il Giornale fondato da Indro Montanelli) per la FONDAZIONE ATM di MILANO, istituzione attestata internazionalmente, che focalizza l’attenzione su talune figure in progress della nuova stagione artistica europea. L’esposizione curata dal Prof. Carlo Franza, illustre Storico dell’Arte di piano internazionale, che firma anche il testo, riunisce un certo numero di opere che compongono una vera e propria installazione, capace di campionare il percorso singolare di questa illustre artista italiana. All’inaugurazione ci saranno i saluti del Presidente e una prolusione del Prof. Carlo Franza, curatore della mostra, unitamente alla partecipazione di intellettuali italiani e stranieri e di numerosi collezionisti.
Scrive Carlo Franza: “Una serrata dialettica tra le ragioni della storia e del quotidiano e l’esigenza di una pittura come diario interiore, come transitorietà del quotidiano, porta il discorso pittorico recente di Lucia Tramontana in parte alla questione del realismo, quello più colto che trova in Käthe Kollwitz una antesignana singolare in ambito tedesco ed europeo, e in parte all’espressionismo dove il “reale” è qualcosa di assolutamente, radicalmente soggettivo, qualcosa da vivere dall’interno del proprio essere. Il nostro tempo, ovvero gli inizi del terzo millennio, hanno qualcosa di similare agli anni di inizio primo Novecento. Scriveva il critico d’arte austriaco Hermann Bahr (1863-1934), nel suo saggio “L’espressionismo” del 1916: “Noi non viviamo più, siamo vissuti. Non abbiamo più libertà, non sappiamo più deciderci, l’uomo è privato dell’anima, la natura è privata dell’uomo […]. Mai vi fu epoca più sconvolta dalla disperazione, dall’orrore, dalla morte. Mai più sepolcrale silenzio ha regnato sul mondo. Mai l’uomo è stato più piccolo. Mai è stato più inquieto. Mai la gioia è stata più assente, e la libertà più morta. Ed ecco urlare la disperazione: l’uomo chiede urlando la sua anima, un solo grido d’angoscia sale dal nostro tempo. Anche l’arte urla nelle tenebre, chiama al soccorso, invoca lo spirito: è l’espressionismo”. Quindi dai dipinti di Lucia Tramontana, anche laddove l’immagine lascia il posto a una parete colloquiale, il suo realismo e il suo espressionismo vivono un battito obliquo, traslato, che non di rado opera nei termini di quell’idea eliotiana del “correlativo-oggettivo”; è in questa apparente bifrontalità che va ricercato il segreto e struggente fascino delle sue opere. L’attenzione alle mani ritratte in taluni lavori raccontano una storia antica e si protendono verso il futuro conservando la propria identità; le mani di Bruno Munari, le mani di Escher, le mani di Shirin Neshat, fino al dito di Cattelan, ne sono un esempio. Omar Calabrese, in uno dei migliori recenti studi sull’autoritratto, afferma che questo tipo d’immagine -la mano- permette all’artista di dimostrare “una presa di possesso materiale ma soprattutto teorica: riconoscimento dell’autore in quanto autore empirico, ma anche definizione dell’autore in quanto entità astratta”. La mano parlante dell’autoritratto conduce “alla mobilità del protagonista, che comincia a “parlare” con i gesti […]. L’autoritratto si fa sempre di più racconto, e consente al protagonista di parlare di sé parlando del dipinto che lo rappresenta”. Tra la fine degli anni Sessanta e primi anni Settanta, su questa scia, la sperimentazione dell’autoritratto video e cinematografico ha alcuni esempi significativi che cito; nell’opera Centers di Vito Acconci, del 1971, la gestualità della mano arriva a coincidere con il volto dell’artista: il dito indice è puntato al centro dello schermo come se il video restituisse l’immagine di uno specchio. E ancora, in Head catching lead di Richard Serra del 1968, la mano appare nell’atto di afferrare dei frammenti di lastre di piombo lasciate cadere dall’alto. Qui il movimento ipnotico e meccanico dell’aprirsi e chiudersi della mano dello scultore americano nella sua valenza performativa, sottolinea la natura concettuale del gesto e sembra rievocare nella semplicità più pura, l’attualità del motto: “la man che ubbidisce all'intelletto”. Lucia Tramontana moltiplica i punti di vista, come in un gioco di dissolvenze e con una chiara intenzione straniante, si osservi la particolare atmosfera di taluni lavori pervasi da un colore che detta il silenzio e l’articolarsi della netta plasticità della figura o di parti di essa, in molti casi del volto, delle gambe, del torso, delle mani e delle dita con il loro linguaggio. E’ un vigile colloquio in cui le opere della Tramontana si affidano alla sedimentazione di uno stimolo esterno, riproposte in una trasfigurante dimensione psicologica. Il suo è stato un percorso di avvertita ricerca, sempre all’interno del mondo figurale, una volta privilegiata fra segrete e dolci corrispondenze realiste, oggi più chiara l’esigenza di dare corpo a un urgente patrimonio di immagini interiori, sempre declinate in un clima scenografico altamente attuale e moderno. Certamente un complesso gioco di echi e di rimandi che circoscrivono le presenze e le cifre estetiche della vicenda umana”.
Biografia dell’Artista
Lucia Tramontana è nata a Carate Brianza nel 1967. Ha sempre vissuto e lavorato a Milano, eccetto un breve periodo torinese, dove svolge l’attività di Magistrato. Coniugata, con quattro figli, dipinge da tempo. Ha esposto in collettive italiane (vedi Galleria San Carlo - Milano). Nell'ottobre 2012 è invitata dallo Storico dell'Arte Prof. Carlo Franza a tenere la sua prima mostra personale nel progetto “Scenari” al Plus Florence di Firenze; ed è ancora invitata dallo stesso Critico nel dicembre 2012 con alcune opere alla rassegna “Tessitura decembrina” all'Artestudio 26 di Milano e nel 2013 con una personale al Plus Berlin di Berlino. Ha vinto il Premio della Arti Premio della Cultura edizione XXIV 2012 per la pittura, al Circolo della Stampa di Milano. Nel 2021 è ancora l’illustre Storico dell’Arte Contemporanea Prof. Carlo Franza ad invitarla nel Progetto “Scenari” con una mostra personale dal titolo “Ai confini del volto” al Plus Florence di Firenze. Del suo lavoro ha scritto lo Storico dell’Arte Carlo Franza. Nel 2022 una sua mostra dal titolo “Un respiro continuo” si tiene alla Fondazione ATM di Milano nel Progetto Nuovo Atlante delle Arti- Dodici, presentata dal Prof. Carlo Franza.
Biografia del curatore
Carlo Franza è uno Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea, italiano. Nato ad Alessano (Lecce) nel 1949, è vissuto dal 1959 al 1980 a Roma dove ha studiato e conseguito tre lauree all’Università Statale La Sapienza (Lettere, Sociologia e Filosofia); dal 1980 è a Milano dove tuttora risiede. Allievo e Assistente Ordinario di Giulio Carlo Argan all’Università La Sapienza di Roma. Professore Straordinario di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea, Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana. Visiting Professor nell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, nell’Università della Slesia e in altre numerose Università Estere. Docente nell’ Executive Master “Diplomatic, Economic and Strategic Perspectives in Global Scenarios” alla School of Management dell’Università LUM nella Villa Clerici sede del Campus di Milano, Docente nel Master di Fotografia (ARD&NT Institute di Milano - Accademia di Belle Arti di Brera e Politecnico di Milano) dell’Accademia di Brera e Politecnico di Milano e nel Master Universitario in Management dei Beni Culturali allo Ied di Milano. E' Consulente Tecnico del Tribunale di Milano per l'Arte Moderna e Contemporanea. E’ stato indicato dal “Times” fra i dieci critici d’arte più importanti d’Europa. Giornalista, Critico d’Arte dal 1974 a “Il Giornale” di Indro Montanelli, poi a “Libero” fondato da Vittorio Feltri. Nel 2012 riprende sul quotidiano “Il Giornale” la sua rubrica “Scenari dell'arte”. Ha al suo attivo decine di libri fondamentali e migliaia di pubblicazioni e cataloghi con presentazioni di mostre. Si è interessato dei più importanti artisti del mondo dei quali ne ha curato prestigiosissime mostre. Dal 2001 al 2007 è stato Consulente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. E’ fondatore e direttore del Mimac della Fondazione Don Tonino Bello. Fa parte del Comitato Scientifico di importanti Archivi per l’Arte (Archivio Arturo Vermi- Milano, ecc.). Dal 2022 è nel Comitato di indirizzo della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi presso l’Università di Milano. E’ Giudice aggregato (dal 2022 al 2025) in Corte d’Assise d’Appello di Milano. Ha vinto per il Giornalismo e la Critica d’Arte il Premio Cortina nel 1994, il Premio Saint Vincent nel 1995, il Premio Bormio nel 1996, il Premio Milano nel 1998, il Premio delle Arti Premio della Cultura nel 2000 (del quale è oggi Presidente di Giuria) e il Premio Città di Tricase nel 2008. Nel 2013 ha vinto il Premio “Berlino” per il Giornalismo e la Critica d'Arte. Nel 2016 ha vinto a Roma-Sala Vanvitelliana il Premio ARTECOM-onlus per il Giornalismo, la Docenza Universitaria e la Critica d’Arte. Nell’ottobre 2020 gli viene assegnato a Roma nella Biblioteca Vallicelliana il Premio Artecom-onlus come Protagonista della Cultura 2020.



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