CERCANDO LA LUCE. IL MONDO DI VANNI MARTINA

FINO AL 2 DICEMBRE 2021
Visita su appuntamento
chiamando lo 02/631196443 (lunedì-venerdì, 10:00/17:00)
2° piano - Fondazione ATM, Via Farini 9, 20159 Milano

In mostra sono presenti opere di VANNI MARTINA
Curatore: Prof. Carlo Franza, Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea, Giornalista e Critico de “Il Giornale” fondato da Indro Montanelli

La mostra dal titolo “Cercando la luce” dell’artista VANNI MARTINA che rientra in un progetto artistico internazionale, “NUOVO ATLANTE DELLE ARTI”, ideato e diretto dal Prof. Carlo Franza (Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea e Critico de IL Giornale fondato da Indro Montanelli) per la FONDAZIONE ATM di MILANO, istituzione attestata internazionalmente, che focalizza l’attenzione su talune figure in progress della nuova stagione artistica europea. L’esposizione curata dal Prof. Carlo Franza, illustre Storico dell’Arte di piano internazionale, che firma anche il testo, riunisce un certo numero di opere, capaci di campionare il percorso singolare di questo illustre artista italiano. All’inaugurazione ci saranno i saluti del Presidente della Fondazione e una prolusione del Prof. Carlo Franza, curatore della mostra.
Scrive Carlo Franza: “E veniamo alla pittura di Vanni Martina, tutta istintiva e immediata, essa non si pone il fine di imitare la realtà, ma di crearne una nuova che sia “espressione” del mondo interiore dell’artista. L’artista friulano, naturalizzato lombardo, recupera l’idea del ribaltamento prospettico, della semplificazione geometrica e della scomposizione e ricomposizione delle forme e dell’uso del colore come autonoma espressione interiore… L’uso del colore in Vanni Martina è quanto di più intenso è vivace si sia spesso visto in pittura, nei suoi dipinti i colori dominanti sono decisamente i primari: rosso, blu e giallo, e non solo, stesi con forza e senza alcuna stemperatura tonale; la costruzione prospettica, indicata solo dalla sottile linea nera che contorna le immagini, lascia inghiottire lo spazio tridimensionale. Al colore viene sacrificata non solo la tridimensionalità dell’immagine, ma anche la definizione dei dettagli; e nelle opere più recenti quelle del 2020-2021 con il ripetersi dei motivi decorativi, crea la sensazione di un’impostazione in maniera astratta ma molto suggestiva. Il colore, infatti, è disposto in modo talmente spaziale ed uniforme da non consentire una facile identificazione dei piani orizzontali e dei piani verticali, proprio perché ha creato una sensazione di luce interna molto diffusa e serena. Basti osservare l’opera “l’aquila” dove nel cielo sereno di un azzurro magico, vola l’aquila, regina delle Alpi; tutto si apre su uno scorcio di orizzonte tra bianchi e azzurri che danno la sensazione di una natura calma e tranquilla…
Oggi occorre dire che Vanni Martina è senza dubbio una figura di spessore artistico nel panorama italiano; e un artista, protagonista di spicco della Brücke, Ernest Ludwig Kirchner, appare parallelo al suo lavoro; oltre che a viverne l’anima di questo mondo in trasformazione, per via dell’essere pittore dalle spiccate qualità introspettive è anche quello che, prima degli altri, ha volto la sua attenzione al tema sociale e urbano. Le donne rappresentate, con i loro abiti e cappelli eleganti ma eccessivi e con il trucco pesante e appariscente, rappresentano il simbolo del vizio e della decadenza, il nudo femminile invece, è spesso simbolo di purezza, di autenticità, di legame primitivo con la natura... Non meno interessante lo sguardo sulla natura. Per far questo deve avere uno sguardo aperto, incantato, come quello dei bambini, cioè in grado di stupirsi e di andare oltre il visibile. Dipingere la natura per Martina non significa rappresentare l’astrazione di un’idea (vedi il “Monte Franza - 2021”), l’immobilismo di un concetto; al contrario, il suo fare è movimento, spazialità, temporalità, è rendere con la pittura il continuo divenire della natura. Infine, nella sostanza del proprio immaginario, Vanni Martina è un poeta, un lirico dei colori. Lirico per il suo immaginare fortemente evocativo, certo in un coinvolgimento di livelli che dal suo vivere quotidiano si spingono verso implicazioni psicologiche, sentimentali, passionali, umorali, e di suggestioni culturali - forsanche legate alla storia del suo tempo - affettivamente partecipate più come occasioni rivelatorie che come lezioni di stile. E questo immaginario, oggi, ci consegna una sua storia pulsante di episodi, figure e gorghi differenziati, sgranati in un tessuto pittorico carico di memorie percettive, e ancora capaci delle possibilità di un discorso pittorico più ricco”.

Biografia dell’artista
Giovanni Martina Dosi, Vanni per gli amici, nasce in Friuli a Tauriano appena sotto la catena montuosa delle Dolomiti Carniche. E’ il 1955. La famiglia si trasferisce prima a Udine e poi a Milano, ma ha già dodici anni e il forte marchio di una natura dominante sulla vita degli uomini lo ha già segnato nell’animo. A Milano viene iscritto al Liceo Artistico Statale di Brera. Il fermento ideologico, sociale e politico dei primi anni Settanta, nel quale Vanni si inserisce subito nel contesto scolastico e politico, spaventa i genitori e li induce a porre condizioni alla vita del figlio, il quale si allontana dal nucleo familiare. Sopravvive in quel periodo attraverso lavoretti saltuari e vendendo disegni e quadri di fiori e paesaggi. Deluso dall’esperienza politica e dai pretesi amici, rientra in famiglia e si diploma. Si iscrive quindi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano, con l’idea di fare il medico in Africa, rendendo così tangibile il suo amore per il prossimo. Vede in quegli anni nell’arte un mezzo troppo lento a toccare il cuore delle persone al fine di ‘cambiare il mondo’. Nel frattempo sposa Mariù e nasce Marika, ma tormentato, dopo poco lascia la famiglia. Si laurea in Medicina e Chirurgia ma non raggiungerà mai l’ Africa. Vive e lavora a Milano dove cade in una profonda crisi esistenziale, non tocca un pennello per quindici anni cadendo in un profondo sconforto interiore. Conosce la seconda moglie con la quale intraprende un delicato percorso di fede introdotto dalla carismatica figura di Padre Pio da Pietrelcina. Con Emanuela ha due figli, Sara ed Emanuele e finalmente riprende a dipingere per lo più enormi tele di santi, papi, martiri e angeli ma anche nudi e ritratti su commissione. Ora Vanni Martina Dosi vive vicino a Milano in mezzo alla natura e una musa, Alice, ne tempera gli umori, si addormenta mentre lui dipinge la notte. L’artista partecipa a innumerevoli esposizioni personali e collettive in Italia e all’estero. L’artista partecipa a innumerevoli esposizioni personali e collettive in Italia e all’estero. Vanni Martina ricorda nel 1990 la personale a San Giovanni Rotondo al chiostro dei frati dove al padre è stata donata la sua ‘ Madre Teresa di Calcutta’. 1994- Foggia; 2003- Berna al Consolato Italiano; 2004- Milano Spazio Ceriani ‘Tra sacro e profano ’; 2005- Cuneo presso la Gallo Wine Gallery personale per i ‘Nudi di Vanni Martina’; 2005- Roma, personale al Centrale in Piazza del Gesù con ‘Elegia del Nudo’ presentato dal Prof. Carlo Franza, che gli varrà dopo poco la premiazione internazionale per il disegno a Milano; 2005- Milano Palazzo del Senato premiazione come miglior disegnatore europeo al Premio delle Arti- Premio della Cultura ; 2006- a Firenze all’Anfiteatro delle Cultura collettiva ‘ Nove maestri dell’arte contemporanea’ insieme a S.Fiume, M. Rotella, A. Fornelli, G. Grittini, M. Settembrini, F. Scalisi, A. Spagnolo; 2007- Milano è in mostra permanente in Brera 17 ; 2008- Venezia all’Ambasciata del Costa Rica in esposizione per la 52esima Biennale di Venezia; 2010- Pavia espone alla sala del Broletto il progetto ‘Itinerari dentro’; 2015- Crema, ‘Ritorno dal Futuro’; 2017- Milano Brera 17, ‘ Momenti’; 2020- Premio Guglielmo II Museo Civico ; 2020- Budapest Primo Premio internazionale Galleria Pinter; 2020- Premio delle Arti e della Cultura XXIII edizione; 2020- Milano- Artestudio26 ‘Il primato dell’arte’; 2021- Parigi Premio Arte Expo; 2021 Mostra Personale “Cercando la luce” alla Fondazione ATM di Milano nel Progetto “Nuovo Atlante delle Arti” a cura del Prof. Carlo Franza.

Biografia del curatore
Carlo Franza, nato nel 1949, è uno Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea, italiano. Critico d’Arte. E’ vissuto a Roma dal 1959 al 1980 dove ha studiato e conseguito tre lauree all’Università Statale La Sapienza (Lettere, Filosofia e Sociologia). Si è laureato con Giulio Carlo Argan di cui è stato allievo e Assistente. Dal 1980 è a Milano dove tuttora risiede. Professore Straordinario di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea, Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana. Visiting Professor nell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e in altre numerose Università estere( Università della Slesia, ecc.). Docente nel Master Universitario dell'ARD&NT Institute (Accademia di Belle Arti di Brera e Politecnico di Milano) in The Other Photography e nel Master Universitario “Management e Valorizzazione dei Beni Culturali” allo IED di Milano. E' Consulente Tecnico del Tribunale di Milano per l'Arte Moderna e Contemporanea. E’ stato indicato dal “Times” fra i dieci Critici d’Arte più importanti d’Europa. Giornalista, Critico d’arte dal 1974 a Il Giornale di Indro Montanelli, poi a Libero fondato da Vittorio Feltri e diretto da Maurizio Belpietro. Nel 2012 riprende sul quotidiano “Il Giornale” la sua rubrica “Scenari dell'arte”. E’ fondatore e direttore del MIMAC della Fondazione Don Tonino Bello. Ha al suo attivo decine di libri fondamentali e migliaia di pubblicazioni e cataloghi con presentazioni di mostre. Si è interessato dei più importanti artisti del mondo dei quali ne ha curato prestigiosissime mostre. Dal 2001 al 2007 è stato Consulente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ha vinto per il Giornalismo e la Critica d’Arte, il Premio Città di Alassio nel 1980, il Premio Barocco-Città di Gallipoli nel 1990, il Premio Cortina nel 1994, il Premio Saint Vincent nel 1995, il Premio Bormio nel 1996, il Premio Milano nel 1998, e il Premio delle Arti Premio della Cultura nel 2000 (di cui è presidente di giuria dal 2001) e il Premio Città di Tricase nel 2008. Nel 2013 ha vinto il Premio “Berlino” per il Giornalismo e la Critica d'Arte. Nel 2016 ha vinto a Roma nella Biblioteca Vallicelliana il Premio ARTECOM-onlus per il Giornalismo, la Docenza Universitaria e la Critica d’Arte. Nell’ottobre 2020 gli viene assegnato a Roma nella Biblioteca Vallicelliana il Premio Artecom-onlus come Protogonista della Cultura 2020.



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