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SCREENING CARDIOLOGICO FEMMINILE

Nel mondo occidentale le malattie cardiovascolari (MCV) sono le patologie con maggior incidenza sia in termini di mortalità che di morbilità.

In primo luogo le cardiopatie ischemiche, malattie del cuore causate da alterazioni del circolo coronarico, ma anche le malattie delle grosse arterie (aorta, carotidi, arterie deli arti inferiori), in termini sia di stenosi (restringimenti causati da placche di colestrolo e possibili cause di trombosi/embolia) che di aneurismi (dilatazioni in forma di sacco, soprattutto a carico dell' aorta).

Le MCV nella maggior parte dei casi si possono non solo diagnosticare ma anche in qualche modo prevedere. In che modo?

Interrogando il soggetto sulla sua storia personale e familiare
Valutando le sue caratteristiche biologiche rivelate da semplici esami del sangue (valori di glicemia, e di quadro lipidico essenzialmente) e da parametri derivabili dalla visita medica (pressione arteriosa, indice di massa corporea e dati derivati dall' esame obiettivo dei vari organi ed apparati)
Con la valutazione dell'elettrocardiogramma e dell´ecococolordoppler cardiaco, per evidenziare eventuali alterzioni strutturali delle varie componenti cardiache: dimensioni e funzionalità delle camere, alterazioni valvolari o strutturali del muscolo cardiaco, del pericardio, dell' aorta, e della componente elettrica del cuore: cioè anomalie del sistema di conduzione, aritmie.

Per questo motivo la campagna di prevenzione appena conclusa (ottobre 2017 - aprile 2018) promossa da Fondazione ATM è stata dedicata allo Screening cardiovascolare per le Beneficiarie di età compresa tra i 25 e i 60 anni.

Il progetto è nato con le seguenti finalità:

  • identificare i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari (MCV)
  • identificare eventuali patologie non ancora diagnosticate
  • stilare un profilo di Rischio CardioVascolare (RCV)
  • consigliare comportamenti corretti per modificare gli eventuali fattori di rischio evidenziati

Per soddisfare tali scopi, lo screening ha previsto:

  • una raccola anamnestica (storia personale e della famiglia)
  • una visita cardiologica
  • l'esecuzione di un elettrocardiogramma
  • l'esecuzione di un ecocolordoppler cardiaco
  • un documento cartaceo finale riassuntivo.

Prima di passare all’analisi dei dati va sottolineato che la valutazione dei dati raccolti è corretta solo se basata su studi scientifici rigorosi e validati statisticamente. E' con tali studi infatti che si sono determinati i cosiddetti ”FATTORI DI RISCHIO” (FR) per le MCV: studi ossevazionali protratti nel tempo su ampi campioni di popolazione hanno permesso di correlare particolari aspetti metabolici, biologici e degli stili di vita e il successivo eventuale sviluppo di MCV.

Nel nostro screening sono stati considerati e definiti i seguenti parametri di rischio CV:

Pressione Arteriosa: valori normali fino a 140/90
Peso corporeo valutato come Indice di massa corporea (IMC o BMI): rapporto tra peso e altezza, con questa classificazione di valori:

  • Sottopeso: inferiore a19
  • Normopeso: 19-24.9
  • Sovrappeso: 25-29.9
  • Obesità: lieve 30-34.9; moderata 35-39.9; grave 40 e oltre

Dislipidemie (valori normali: colesterolo totale inferiore a 200 mg/dl, colesterolo HDL maggiore di 45, colesterolo LDL inferiore a130, Trigliceridi inferiori a150 mg/dl). I dati sono stati raccolti direttamente se disponibili o indirettamente dall'anamnesi.
Alterazioni del metabolismo glicemico definiti come: diabete mellito (DM)per valori di glicemia maggiori di 126 mg/dl oppure alterata glicemia a digiuno per valori da 100 a 125 mg/dl)
Fumo attivo o pregresso: si ricorda che il rischio CV permane elevato entro un anno dallo stop ; per altri rischi ad esso collegati, ad esempio tumore polmonare, purtroppo il tempo è molto più prolungato.
Familiarità per malattie CV, nello specifico: cardiopatia ischemica (infarto/angina/ interventi di rivascolarizzazione coronarica), aneurismi arteriosi, malattia delle arterie carotidi o degli arti,. Si sottolinea: il rischio CV e´valutabile statisticamente per il soggetto in esame solo se queste patologie sono presenti in familiari di 1 grado: fratelli/sorelle /padre /madre (quindi non nonni zii ecc.) e prima dei 55-60 anni, vale a dire una MCV a esordio precoce nel gentilizio. Il peso di eventuali patologie simili ma a comparsa più tardiva non è validato statisticamente come rischio personale ( il dato è stato comunque raccolto nella nostra anamnesi,e considerato in modo generico, cioè non ”pesato” statisticamente).
Abitudini alimentari: dieta equilibrata nelle calorie e nei componenti, soprattutto con largo consumo di vegetali
Attività fisica: almeno 30´ di attività`fisica al giorno, continuativa e di moderata intensità, non lavorativa.
È stato infine raccolto il dato di ipertensione arteriosa, di dislipidemia, di alterato matabolismo glicidico (diabete– alterata glicemia basale) nel gentilizio di 1 grado, dato che la loro presenza in uno dei componenti del nucleo familiare rende piu probabile lo sviluppo di una identica condizione negli altri.

Si ricorda infine che la semplice regola ”0 – 5 – 30”, cioè: 0 sigarette, 5 porzioni di vegetali al giorno, 30' di esercizio fisico, secondo studi autorevoli si è dimostrata predittiva di una riduzione del 20 % non solo del rischio di malattie CV, ma anche di tumori. Questi valori sono stati utilizzati nello screening come punti di riferimento per valutare gli stili di vita (fumo- abitudini alimentari - attività fisica).

SCREENING UROLOGICO MASCHILE

Il tumore della prostata è ormai ben noto che sia al secondo posto tra le cause di morte per cancro nel maschio e che a partire dai 50-55 anni di età ne aumenti il rischio di insorgenza; ciò nonostante sono pochi i pazienti che decidono di sottoporsi a controlli urologici regolari. E’ stata pertanto una grande soddisfazione vedere da parte dei Beneficiari un’adesione importante ed una partecipazione motivata alla campagna di prevenzione promossa da Fondazione ATM. Si parla di una media di 35 visite a settimana per un totale di 1100 pazienti. Avendo ristretto la campagna di screening ad una fascia di età di soggetti giovani (50-60 anni) i riscontri di neoplasia prostatica sono stati pochi, ma abbiamo potuto evidenziare altri dati sicuramente significativi. Soprattutto l’elevato numero di pazienti con necessità di iniziare una terapia per l’ipertrofia prostatica.

Collateralmente abbiamo riscontrato:

- 3% indicazione a biopsia prostatica per sospetto di cancro alla prostata;

- circa 10% di pazienti con deficit erettivi;

- il 12% dei pazienti ha iniziato una terapia per i sintomi da ostruzione urinaria e di questi l’1% ha ricevuto l’indicazione all’intervento disostruttivo, previa esecuzione di ulteriori accertamenti;

- tre sospette neoplasie vescicali, di cui una certa;

- circa il 7% dei pazienti con familiarità per carcinoma alla prostata.

Quest’ultimo dato è molto importante perché questi pazienti sono soggetti che necessitano sicuramente un’attenzione in più con controlli che andranno eseguiti con assoluta regolarità e con criteri più rigidi. La familiarità, infatti, rappresenta insieme al fattore età il principale fattore di rischio per lo sviluppo del tumore. Abbiamo avuto così modo di spiegare loro l’importanza di eseguire un regolare follow-up, senza terrorizzarli, ma non lasciando più nulla al caso.

Altro dato interessante evidenziato è stato quello legato alla patologia benigna, la ben nota ma purtroppo spesso trascurata iperplasia prostatica (IPB). A partire dai 50 anni di età la prostata tende ad ingrossarsi e questo può comportare svariati disturbi nel modo di urinare (LUTS, lower urinary tract symptoms) che possono portare a complicanze importanti che vanno dalla ritenzione acuta di urina (con necessità di posizionare un catetere vescicale in urgenza), alla prostatite, alla calcolosi vescicale, all’insufficienza renale, per citare le più importanti.

Lo screening da noi effettuato comprendeva infatti, oltre all’esame obiettivo e al controllo del PSA (Antigene Prostatico Specifico), l’esecuzione da parte dei pazienti dell’uroflussometria con valutazione del residuo vescicale postminzionale. L’uroflussometria è un esame non invasivo che consente di valutare il flusso urinario durante la minzione.

Durante le visite, oltre ad un elevato numero di pazienti che lamentavano sintomatologia disurica e LUTS, abbiamo riscontrato pazienti asintomatici ma con valori uroflussometrici patologici. Con la campagna di screening abbiamo avuto quindi la possibilità di iniziare un trattamento terapeutico per tempo nei pazienti in cui ve ne era la necessità, ed abbiamo potuto “educare” i pazienti sani ad avere una certa attenzione anche nei confronti dei sintomi di questa patologia in modo da non trascurarla, evitando così l’insorgenza di complicanze in età più avanzata.

Ultimo dato emerso, ma non meno importante, è quello legato al deficit erettivo.

La disfunzione erettile non è una patologia facile da affrontare; in parte perché si tratta di una problematica complessa e multifattoriale (problemi anatomici, metabolici, vascolari, neurologici, psicologici e relazionali) ed in parte perché coinvolge una sfera molto intima della vita del paziente che spesso di fronte a questa patologia si sente vulnerabile. A partire dai 40-50 anni di età possono iniziare ad esserci delle problematiche anche in questo senso ed è molto importante parlarne sia per cercare di migliorare la qualità di vita del paziente sia perché il deficit erettivo può essere il primo campanello d’allarme di patologie più importanti (diabete, patologie cardiovascolari, ecc.). Durante le visite abbiamo potuto approfondire anche questo aspetto, impostando dove necessario adeguati controlli e/o terapie del caso e trovando da parte dei pazienti una valida collaborazione.

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